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Chiesa di S. Agata ad Arfoli
la facciata con la torre campanaria
Toponimo Il toponimo “Arfoli” è di
origine incerta e su di esso si sono fatte varie ipotesi: probabilmente deriva
dal longobardo.
I padroni del castello
erano, infatti, fieri del loro cognome di origine germanica.
Altri studiosi,invece,
ritengono che il nome potrebbe derivare dal latino Arsoli (“Ara solis”) che
rimanda ad un antico culto del Dio Sole, vista la posizione “solare” in cui si
trova il paese.
La località, posta
nell’altopiano valdarnese, alla base dei monti che scendono da Vallombrosa, si
presenta come una terrazza che si affaccia sulla sottostante vallata dell’Arno.
Da questa località hanno preso il nome un castello medievale ed una chiesa
parrocchiale dedicata a S. Agata.
Proprio in questa area
sono stati ritrovati frammenti di ceramica che fanno risalire l’origine
di Arfoli all’invasioni barbariche.
Le prime notizie certe
del castello si trovano in tre documenti che riguardano il territorio: il
primo è un contratto del 23 febbraio 1234, riguardante la vendita dei
beni posti; il secondo risale al 12 gennaio 1257, quando il castello di Arfoli
apparteneva al Conte Marcovaldo della famiglia dei Conti Guidi e tratta i
rapporti fra il monastero di Vallombrosa e gli uomini.
Dai Guidi il castello
passò agli Arimanni di Figline. Un terzo documento, infine, è del 21 maggio
1280 e riguarda la vendita di un pezzo di terra appartenete a quella località.
Su una cosa quasi tutti
gli studiosi concordano:sul fatto, cioè, che Arfoli non si trovasse dove sorge
la chiesa di S. Agata e ciò si può rilevare anche negli elenchi dei decimari.
Dopo la rovine del
castello è probabile che gli abitanti si siano spostati verso l'attuale S.
Agata e da allora, dunque, il comune di Arfoli prese la denominazione di
S. Agata in Arfoli.
La chiesa è stata
dedicata alla Santa Martire protettrice anche della città di Catania:
perchè? Forse per il fatto che le caratteristiche del martirio di Agata (il taglio
delle mammelle) la mettevano, in un certo qual senso, in relazione con la
protettrice pagana di questi luoghi: Giunone Lucina a cui si rivolgevano ,
nell'antichità, le donne che avevano appena partorito per avere latte in
abbondanza con il quale nutrire i propri figli. Del resto, in queste zone, si
possono ancora incontrare fonti denominate “lattaie” cui facevano ricorso,
anche in tempi recenti, le partorienti per lo stesso scopo.
Storia
Secondo la tradizione, anche la chiesa di
Sant'Agata appartiene a quelle volute da Matilde di Canossa; secondo alcuni
(MOROZZI) le origini del sito vanno ricercate nel periodo gotico anche se
nessun ritrovamento archeologico sembra confermare tale affermazione.
Della chiesa si ha memoria nel 1230 (3
novembre) quando vi fu rogato un atto col quale un tal Morisciano vendette
al monastero di Vallombrosa un pezzo di terra posta alla Faggiola di Graffo
(attuali Graffi).
E' ricordata nei decimari del 1274-75 e degli anni successivi; nel 1274 '
tassata dalla Santa Sede per 2 lire e soldi 5; nel 1302 per 7 lire e nel
1371 per 15.
Nel 1274, come si deduce dalla Decima, aveva
un Capitolo di canonici e la casa canonica (la chiesa di Sant'Agata aveva
al suo servizio alcuni sacerdoti che facevano vita in comune e vivevano
sotto una determinata 'regola' di vita data loro dal Vescovo), non
sappiamo per' quando questo collegio sia stato fondato.
A capo dei canonici era posto un priore che, per concessione di S. Andrea
Corsini nel 1350, aveva la facolt' di nominarli.
Nel 1374 Neri Corsini, vescovo di Fiesole,
con il consenso dei canonici e del priore, un', con tutti i beni ed i
diritti goduti, questa chiesa al monastero di Vallombrosa; l'atto di unione
venne rogato in Firenze, nel palazzo Vescovile, il 7 dicembre 1374.
Ai canonici subentrarono i monaci vallombrosani direttamente dipendenti dall'Abate del monastero.
La prioria vallombrosana ' ricordata in un atto del 1476 e nuovamente nel
1522 nell'elenco delle priorie dipendenti dall'Abbazia; scomparve nel 1652
(15 ottobre) quando papa Innocenzo X soppresse tutte le piccole comunita'
religiose che non raggiungevano i dodici membri.
Nel 1598 uno dei priori di Sant'Agata, Luca Alamanni, fu eletto vescovo di
Volterra (28 agosto).
La chiesa, parrocchiale fin dal 1260, faceva
parte del plebato di Cascia ed ', secondo mons. Raspini, una delle pi'
antiche della diocesi di Fiesole.
Nel 1902, quando la diocesi fu divisa in vicariati, la chiesa di
Sant'Agata faceva parte di quello di Cascia-Reggello.
Dal 1970 fa parte del vicariato dell'Altopiano Valdarnese (per istituzione
del vescovo mons. Antonio Bagnoli).
Patroni
Nel 1436 ne avevano il patronato gli
Ardimanni di Figline avuto in eredit' o acquistato dai Conti Guidi,
signori del
castello di Arfoli.
Nelle visite pastorali del 1540, 1616 e 1744 la chiesa figura come libera
collazione dei vescovi fiesolani.
Istituzioni religiose
Nella parrocchia di Sant'Agata ebbero vita,
oltre il Capitolo dei canonici e la prioria dei monaci vallombrosani, anche
il romitorio della SS. Trinit', sorto presso l'oratorio di Santa Maria della Neve, nell'Alpe di Cascia, istituito da fra' Marco del Terz'Ordine
francescano il 19 novembre del 1461 e del quale si ha memoria fino al 1776;
la Compagnia della SS. Annunziata (1564), del Preziosissimo Sangue
di Ges' Cristo o del SS. Sacramento (fondata nel 1625 fu soppressa nel
1785, nuovamente istituita nel 1793 continua la sua opera ancora oggi) e del
S. Cuore di Ges' (1845).
Vi furono edificati anche gli oratori
della Nativit', annesso alla villa Ximenes (1686), di S. Maria del
Carmelo ai Bonsi (1784), di S. Rocco ai Gabbiani (1810), delle
Stigmate di S. Francesco ai Graffi (eretto dai Quaratesi nel 1739) e di
S. Maria al Piano, ex chiesa parrocchiale, soppressa e sconsacrata
nel 1784.
Nell'agosto del 1984 giunsero a S. Agata i
Sacerdoti del Santissimo Sacramento, noti come Padri Sacramentini
(congregazione fondata a Parigi nel 1856 da San Pier Giuliano Eymard, con
sede generale a Roma, e sede italiana a Prato)
Vicende architettoniche
La chiesa di Sant'Agata offre nel suo insieme
testimonianze di vicende e di trasformazioni che dall'origine romanica
giungono a tutto il Settecento.
I do*****enti che la ricordano non fanno alcun cenno alla sua origine, ma
sulla struttura sono ancora evidenti gli adattamenti del nucleo edilizio
alle diverse funzioni di volta in volta assunte nel corso dei secoli.
Secondo Morozzi, che ha curato il restauro dell'edificio negli anni '60, la
chiesa sembra essere stata edificata fra XI e XII secolo.
I caratteri propri di tale epoca sono infatti riconoscibili nella perfetta
perizia costruttiva dei paramenti murari in filaretto di arenaria locale,
nella forma della finestrella monofora rinvenuta nella parete sud e nel
modellato di quattro logore testine rinvenute nel timpano di facciata.
Il complesso architettonico ' formato dalla
chiesa, la torre campanaria, la canonica ed un contiguo chiostrino.
Come attesta una data scolpita nella chiave del portale, questo risulterebbe
costruito nel 1228, probabilmente in luogo di un precedente e pi' semplice
cortile, e riadattato nei due secoli successivi.
il chiostro
Le quattro colonne agli angoli sono del XIII
secolo, mentre i due capitelli del lato ovest sono di stile quattrocentesco.
Al XIV secolo appartengono gli affreschi, riproducenti le storie della vita
di Sant'Agata, un tempo collocati nel portico a quattro colonne addossato
alla facciata romanica, oggi staccati e posti nel presbiterio. La chiesa fu
modificata durante il Rinascimento, come testimoniano capitelli del chiostro
ed un'edicola posta alla sinistra della navata della chiesa (1497). Tra
Seicento e Settecento la chiesa, nata in origine ad unica navata, venne
ampliata nella zona presbiteriale per assumere l'attuale forma a croce
latina; l'intervento ' datato al 1662 (Archivio Parrocchiale). Negli stessi
anni venne rialzata la torre campanaria romanica (1665, attestazione alla
base della cella campanaria) ed effettuato un rivestimento interno in
stucchi di epoca barocca rimosso in un primo intervento di restauro nel
1928.
Sempre nel 1928 fu tamponato il chiostro, e
al presbiterio venne aggiunta una piccola cupola di foggia quattrocentesca,
le pareti interne furono scialbate a calce ed il tetto a capriate lignee
coperto da un soffitto in legno dipinto. Davanti alla facciata romanica
venne appoggiato un avancorpo dai motivi neorinascimentali (finta pietra)
che occluse completamente le antiche forme. Fra il 1966 ed il 1974 sono
stati condotti gli interventi di ripristino e restauro che hanno dato al
complesso l'aspetto attuale: rimozione dell'avancorpo del 1928, costruzione
della tettoia in facciata, messa in luce dei filaretti interni in arenaria
locale, rimozione del controsoffitto e riapertura del chiostro per mezzo
dell'abbattimento delle sovrastrutture.
veduta della
torre campanaria dal chiostro
l'interno
Arredi interni
All'interno dell'edificio si conservano
elementi rinvenuti erratici nel corso del restauro.
Un frammento di ambone con decorazioni
zoomorfe (raffigurazioni stilizzate di uccelli) e motivi geometrici a
treccia databile al secolo VIII e di probabile produzione longobarda.
Una lastra
tombale della famiglia
Ardimanni (patroni della chiesa e feudatari dei Guidi) della quale
restano anche due frammenti scolpiti a croce collocati nella parete esterna
del chiostro.
La lastra, decorata da motivi araldici fra i quali tre croci e, per la prima
volta, il giglio fiorentino, reca una controversa iscrizione letta come
1126, ma da alcuni datata al trecento.
Un capitello ionico di singolare
modellato conservato dei primi anni del Quattrocento.
Il fonte battesimale a tazza ritrovato
in un mucchio di pietre durante il restauro del chiostro (risalente forse al
secolo XI).
Gli affreschi trecenteschi con Storie di
Sant'Agata (nel presbiterio).
Un'edicola, a sinistra della navata, che
incornicia un affresco raffigurante la Madonna in trono fra S. Antonio e
S. Sebastiano con donatore (forse Filippo Alamanni che nel 1457 ottenne
il patronato della chiesa) attribuito a Raffaellino del Garbo (1497 ca.).
Un affresco, nell'edicola opposta, riproducente l'Annunciazione a la Madonna in trono fra i Santi Macario e
Giovanni Battista alla maniera di Niccol' di Pietro Gerini (met' XV
sec.).
A sinistra del transetto, nella cappella
dedicata a Sant'Agata, si trova un quadro raffigurante la santa catanese,
recentemente restaurato, dipinto da P. Pezzati nel 1868.
Sopra l'altare ' stato collocato un
tabernacolo del 1450 e alla sinistra di questo si pu' vedere il prezioso
organo.
L'organo
Nel presbiterio della chiesa si conserva un
organo positivo ottavino; esso fu realizzato nel 1756 dal costruttore
Michelangelo Crudeli di Amelia, residente a Prato (il suo marchio di
fabbrica si ritrova sulla canna maggiore della mostra), e risulta importante
perch' ' uno dei primi realizzati dall'artista.
Lo strumento, proveniente probabilmente da un altro edificio religioso, ha
una facciata decorata da un ricco intaglio pensile in legno dorato, chiusa
da due portelle.
L'organo ha i seguenti registri: Ottava, XV, XIX, XXII, XXVI, Flauto in VIII.
Bibl.: Giorgetti
R., Gli antichi organi...
Archivio parrocchiale
Registro dei battezzati:
1909-1937, 1937-1961, 1961-1970.
Registro dei cresimati:
1635-1938, 1940-1961, 1961-1970.
Registro dei matrimoni:
1812-1922, 1818-1850, 1851-1858, 1858-1870, 1922-1929,
1929-1943, 1943-1950, 1950-1963, 1963-1970.
Registro dei morti:
1812-1900, 1818-1832, 1832-1846, 1857-1862, 1862-1863,
1863-1864, 1864-1867, 1867-1892, 1937-1967, 1967-1970.
Stato d'anime:
1615, 1837-1840, 1843-1846, 1847-1852, 1862-1868,
1869-1873, 1873-1875, 1874-1877, 1878-1884, 1890-1907, 1908-1925, 1926-1937,
1945-1950, 1951-1954, 1954-1958, 1959-1965, 1966-1970.
Bibliografia
GUIDI, 1932, p. 33; GUIDI-GIUSTI, 1942, p.
57; LAMI, 1758, p. 1502; MOROZZI, 1968; RASPINI, 1962, pp. 103-182; RASPINI,
1971 (La Parola, 6 giugno); RASPINI, 1973 (La Parola, 15
luglio); RASPINI, 1974, pp. 1-2; RASPINI, 1980 (La Parola, 3
febbraio); REPETTI, 1833, I, p. 52.
Fonte: Storia e Cultura - Cornucopia.
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